domenica 20 novembre 2011

RIPRENDIAMOCI L'ITALIA!

Io non sono razzista, non amo le discriminazioni. Mi piace la globalizzazione che abbatte confini e ti fa sentire cittadino del mondo. Mi piacciono le regole, ma solo se sono rispettate da tutti, altrimenti si rischia di diventare fessi, di essere prevaricati e annientati.


Quando sono arrivati gli empori cinesi, pieni di oggetti improponibili, introvabili e sul filo del kitsch, ogni tanto ci andavo a fare una capatina. Ma ora ci vado sempre meno, sia perchè quello che ho comprato in un momento compulsivo magari si è rotto ancora prima di tornare a casa, sia perchè ho imparato a comprare meno e possibilmente solo il necessario, ma sia perchè ho iniziato ad osservare le cose con un'altra ottica.

Mi sono capitate due cose poco tempo fa. La prima è che sono entrata in un grande emporio cinese e mi sono sentita soffocare da un'odore acre che mi ha preso alla gola: non so se fosse disinfettante o odore di vernici o di non so cosa, ma sicuramente ricordava prodotti tossici. Sono dovuta uscire per poter respirare.

La seconda è che sono andata (ovvero pensavo di andare) in un negozio storico di bricolage che si trova nella mia città. Punto di ritrovo per i bricoleur, fornitissimo di legno da taglio, di minuteria, vernici, ma anche di carte per il decoupage e pennelli. All'interno la sorpresa che mi ha colto è stata terribile. Il negozio si è trasformato anch'esso in un emporio cinese. C'è ancora un pò di materiale "storico" sugli scaffali, probabilmente compreso nell'acquisto del negozio. Il taglio del legno c'è ancora, ma vedere le tavole da taglio tra cineserie fosforescenti, mi fa pensare che stia lì fino all'esaurimento. E vedere alcuni dipendenti del vecchio negozio con le felpe con su scritto Sol levante, mi ha fatto male al cuore. 
Moltissimi negozi della mia città hanno abbassato le saracinesche e spesso sono stati sostituti da questi obbrobri commerciali. C'è crisi, sono d'accordo, cerchiamo di risparmiare tutti sul risparmiabile, ma almeno non risparmiamo sul cervello.  Ci stanno colonizzando e noi non facciamo niente, non ci opponiamo, continuiamo a comprare vestiti di plastica con cuciture discutibili senza preoccuparci di pensare che magari sono stati cuciti da bambini dell'età dei nostri figli o da lavoratori senza tutela. Ormai lo sappiamo: non possiamo essere certi che nelle nazioni che invadono con le loro merci il nostro mercato vengano rispettati  i diritti dei lavoratori o vengano utilizzati  prodotti o vernici non tossici.

E allora, anche per la riflessione che ha suscitato in me un invito su Fb in tal senso ("Compriamo i regali di Natale da piccoli imprenditori, dalla bottega dell'artigiano, dal vicino che tira avanti col proprio negozio, dall'amica che crea oggetti unici, da chi resiste alla globalizzazione nei nostri territori ...... Facciamo in modo che i nostri soldi arrivino a gente comune che ne ha bisogno e non alle multinazionali e ai grossi imprenditori che sottopagano i dipendenti e delocalizzano le imprese all'altro capo del mondo. Così facendo più persone potranno vivere un Natale felice."), approfittiamo del Natale per riprenderci in mano la nostra nazione e la nostra economia. Impegnamoci tutti a comprare italiano. Dall'amica o dalla conoscente che fa braccialetti, dalla signora che produce marmellate, dai cesti di prodotti freschi comprati dall'ortolano, dal negozietto di nicchia, compriamo italiano, leggiamo le etichette. Valorizziamo le nostre abilità, facciamo circolare la moneta all'interno del nostro territorio. Cerchiamo di aiutare chi ne ha veramente bisogno senza arricchire chi si è arricchito sulle nostre spalle per anni, abbattendo i profitti delle multinazionali, facendo capire ai grandi stilisti che i loro prezzi non hanno nessuna giustificaione economica. E se proprio dobbiamo comprare un vestito cinese, almeno compriamolo da un negoziante italiano, che paga (speriamo) le sue tasse in Italia e che rispende i suoi soldi in Italia.

E ricordiamo che non è il valore di un regalo che determina l'intensità dell'affetto. Riflettiamo sulle nostre azioni. Rifettiamo sul fatto che ci stiamo facendo colonizzare senza battere ciglio ma che ne stiamo già pagando le conseguenze. 

Guardiamoci intorno e impariamo a pensare.


26 commenti:

  1. Trovo molto interessante la tua riflessione e ne farò tesoro. Non vorrei, però,che tutta questa italianità si ritorcesse anche verso lavoratori stranieri che rispettano le regole, pagano le tasse o sono vittime a loro volta delle multinazionali o degli stati da cui scappano per mancanza di lavoro, prospettive, futuro, democrazia.

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  2. E compriamo meno e meglio...basta fermarsi un po' a riflettere "ma davvero mi serve?"

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  3. Parole sante!! Il guaio è che anche marchi italiani "prestigiosi" (si fa per dire..) si avvalgono di laboratori più o meno legali con mano d'opera sottopagata..sinceramente io non vorrei comprare più niente..meglio il fai-da-te o l'artigiano conosciuto!

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  4. @Marilia, ti rispondo qui perchè non trovo la tua mail. I miei fornitori migliori sono degli stranieri perchè sono gli unici a vendere ciò di cui ho bisogno e nel mio cellulare ce ne sono diversi di stranieri nella mia rubrica. Ma a mia provocazione è per riflettere sul fatto che se si può scegliere, dovremmo avere la lungimiranza di comprare italiano. Gli stranieri, anche se pagano le tasse, rimandano i loro guadagni all'estero e non li riimmettono nel circuito economico. Ma sfruttano i servizi che offre lo stato. La mia domanda, pur se brutale è: se c'è poco, chi ha la precedenza?!

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  5. Concordo in pieno!!! Proprio l'altro giorno ho discusso con mio papà perchè è andato da un parrucchiere cinese, lui sosteneva che ha speso 9 euro invece che diciotto! E' vero che si risparmia ma poi la nostra economia dove va? E' vero i parrucchieri a volte sono cari ma forse pagano anche le tasse e tutto il resto.
    Ciao Elena

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  6. Sinceramente a questa domanda non credo di saperti dare una risposta e non penso che ci siano precedenze da dare. La delocalizzazione delle produzioni, la costante globalizzazione, l'impoverimento delle classi medie nel nostro paese e molto altro ancora, parlano di problemi la cui eventuale soluzione prevede risposte che devono partire da molto in alto, in contesti internazionali. Forse comprare italiano, dal piccolo imprenditore, artigiano, negoziante potrebbe dare una boccata d'ossigeno da Natale a Capodanno. Ma poi?

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  7. ...E lo sapete che gli ambulanti cinesi hanno iniziato a piangere e lamentarsi perchè da quando è aumentata l'iva guadagnano meno?...questa cosa l'ho sentita con le mie orecchie!!!...da non crederci;)).....condivido tutto quello che dici! bel post!

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  8. Arrivano i cinesi, arrivano nuotando, dice Ruggero Orlando che domani sono qua.......
    http://www.youtube.com/watch?v=qycHNq9byG4

    Cantava il grande Bruno Lauzi nel lontano 1969,con garbata ironia, riferendosi a chi vedeva in quel modello la via maestra contro il capitalismo consumista

    Io avevo 10 anni, " politici, intellettuali attori registi impegnati" tutti presi dal "libretto rosso di Mao"

    Sono passati più di 30 anni, la rivoluzione culturale è stata archiviata dagli stessi cinesi.
    I cinesi sono arrivati....interi quartieri a loro disposizione ( a Roma l'Esquilino, Prato in Toscana....etc)
    Solo che oggi non sono mossi da nessuna spinta ideologica, ma solo da più prosaiche spinte economiche.
    Riguardo agli inviti provenienti da fb....
    magari sono gli stessi che fino all'altro ieri davano del sottosviluppato razzista a chi cercava di chiarire certi concetti ( tipo rispetto delle regole e varie)
    e magari oggi vede il proprio "orticello" un pochettino "rosicato".......
    Concordo pienamente con quello che scrivi, anche se sono convinta che il vero concetto di libertà e democrazia sia ancora troppo lontano per la maggior parte del popolo bue.
    Questo il pensiero di una donna senza fette di prosciutto sugli occhi,la quale per un periodo della vita ha creduto in certe idee, e si è poi trovata a dover fare i conti con una realtà completamente opposta, peccato.
    Un bacio.

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  9. Per risponderti brevemente...sai quante volte sono entrata in un bar e ho girato i tacchi appena ho visto chi c'era dietro al bancone?E mi faccio gli stessi scrupoli che si fanno i cinesi a vendere le loro PORCHERIE - perchè di porcherie si tratta, roba brutta,pacchiana e sopratutto scadente all'inverosimile- in Italia.Fosse per me fallirebbero tutti....

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  10. Quando anni fa, vidi al cinema "C'è posta per te", con la splendida Meg, uscii pensando che non avrei più comprato nei grossi centri o multistore.
    Poi ogni tanto inciampo e ci ricasco :-(
    Però è proprio vero: andrebbe fatto come scrivi tu :-)
    Bonita settimana, ciao
    e°*°

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  11. ti appoggio cara amica in tutto e per tutto!! anche io i primi anni di "invasione" cinese andavo sempre a curiosare nei loro negozietti... c'erano tante cose curiose che attiravano la mia attenzione!!
    ma poi... poi ho visto che stavano davvero invadendo la città... i negozietti chiudevano per lasciare spazio ai negozi cinesi.
    quest'anno potremo pensare all'handmade per un natale diverso!!!
    bacioni

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  12. Parole Sante cara Paola... condivido ogni virgola, punto e puntino di ciò che hai scritto!! Il nostro artigianato è tra i più belli e ricercati... per non parlare della moda... e che dire della cucina con i nostri prodotti che in molti ci invidiano???!!!... Pensa che dalle mie parti, stanno accaparrandosi anche i piccoli bar e ristorantini... insomma non ne posso proprio più e sono davvero felice di unirmi a te al grido: "R-I-P-R-E-N-D-I-A-M-O-C-I L'-I-T-A-L-I-A!!
    Un bacio made in itlay ;o)
    Elisa

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  13. veramente bello il tuo post! anche io sono d'accordo su ciò che hai detto però l'unica cosa che ti posso dire e ke non facile far comprare i nostri lavoretti :-) http://danielainrosa.wordpress.com

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  14. più che contro i cinesi, bisognerebbe prendersela col fatto che a causa della globalizzazione non esistono più i negozi "singoli". Mi spiego, io abito a Napoli, qui almeno dove abito io non ci sono tanti cinesi, ma una volta esistevano bei negozi, di vestiti, di oggetti da regalo, cartolerie ecc. Ora invece che vedi? Zara, H&M, Accessorize...gli stessi identici negozi che trovo quando vado a Brescia dal mio ragazzo, o in qlunque altro posto, non c'è più alcuna individualità. Non esiste più il discorso "Ho comprato questo cappello in questo negozio ed è UNICO!". I cinesi è ovvio ci stanno colonizzando economicamente e soprattutto la loro roba è scadente. Vestiti sintetici. E so che a Milano esistono i parrucchieri cinesi, per 6 euro ti fanno la messa impiega. Il mio parrucchiere se ne prende 15 e usa solo prodotti Wella e scusate se è poco. Ma non si capisce che questo consumismo imperante è dannosissimo. Una volta acquistavi un pull di lana (vera) e ti durava anni...oggi invece...
    Io dico NO al mondo dell'usa e getta e vorrei rivalutare l'handmade, non solo perchè italiano, ma perchè UNICO e non parte del gregge. :)
    Bello il tuo blog, abbiamo un'amica in comune, Giovanna :)

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  15. Non credo che il tuo post sia razzista, tutt'altro. Credo che sia condivisibile al 100%, infatti io mai compro dai cinesi, ho proprio il sacro terrore di avvelenarmi con tinture non soggette a controlli e via dicendo...

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  16. L'abbiamo voluta la globalizzazione? E questi ne sono gli effetti. I cinesi sono solo capri espiatori di un intero sistema che non funziona perchè sottomesso al profitto, sulle spalle dei lavoratori e fondato sullo sfruttamento. Mangiamo ogm, compriamo griffe made in Taiwan...e poi tutti 'sti italiani onesti che pagano le tasse ...forse non sono così tanti, diciamo la verità. Il problema non sono i cinesi, il problema è il capitalismo: lo stanno capendo milioni di indignados nel mondo: forse dobbiamo cercare di uscire da un certo provincialismo delle idee.

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  17. elisabetta sargiacomo24 novembre 2011 15:12

    salgano al cielo le tue parole!!!
    ciao betta

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  18. non posso che essere daccordo con te, purtroppo viviamo in un contesto dove tutto e' mordi e fuggi. Le nostre vite sono caratterizzate dalla velocita', anche la spesa vien fatta troppo in fretta, spesso e volentieri si spende anche poco senza pensare a cosa si e' comperato...

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  19. ciao ho solo ora letto il tuo post. conosci già come la penso in questo senso. sai la lotta quotidiana che facciamo con la nostra attività per non cedere alle lusinghe di bassi prezzi e per tenere alta la qualità dei prodotti. è dura tenere duro, ma sai, chi la dura la vince.

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  20. Nel negozio (ora dei cinesi) ho lasciato un pezzo del mio cuore.... tutto questo mi intristisce da morire! Capisco solo ora che (come recita quella pubblicità) "l'unica cosa certa è il cambiamento".
    buon sabato mia cara!

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  21. Convido appieno ciò che scrivi!

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  22. come non poter condividere in pieno il tuo pensiero? sono commerciante e mi diletto in creazioni handmade, e capisco molto bene cosa vuol dire 'creare' dare un valore non solo economico all'oggetto. Ma purtroppo ho constatato che molta gente non ha questo senso, a volte si bada più al costo che alla qualità di un prodotto. Però concordo pienamente con te! Riflettiamo! Doniamo per questo Natale (e non solo!) un piccolo oggetto che nasce dal cuore di un negozio artigianale! Ridiamo con piccoli gesti il vero significato al Natale, ahimé ormai troppo segnato dal consumismo.
    Giada

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  23. Abbiamo scritto quasi la stessa cosa :)

    ps: ma ci sei su fb? Siamo amiche? Scusa, sono un pò rimbecillita :)

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  24. Bello il suggerimento del sito Sos libri! E il tuo appello l'ho copiato sul mio profilo FB! Anche se non sono brava come voi cerco sempre di preparare i regali con le mie mani, e le persone sicuramente li apprezzano di piu. Buon lavoro!
    Lavinia

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